Ho finito di leggere da poco questo libro che per la prima metà mi è sembrato alquanto faticoso ma che poi ha catturato la mia attenzione e fatto fare qualche riflessione.
Mi riprometto di rileggere e ricopiare alcuni frammenti in particolare quelli in cui l'autore racconta della sottile e inesorabile distanza tra la realtà e il racconto; di come possono essere diversi i racconti di due persone che hanno vissuto insieme la stessa esperienza o di come non ci sia un racconto simile a se stesso anche quando il narratore è lo stesso ... non raccontiamo mai allo stesso modo due volte; di quel meccanismo per cui raccontandole e ricordandole le cose che ci sembravano certe si ammantano di un'aura di finzione e di dubbio o di interpretazione; infine della propensione degli uomini a confessare cose o chiedere perdono e raccontarle perchè sono cose che non si può più tenere nascoste anche se nessuno ne chiede più atto o nessuno rischia di scoprirle... semplicemente perchè quella storia vuole essere raccontata e quel peso tolto, non per gli altri ma per se stessi.
BUON ANNO e Bacetti ai bambini
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